Violazione del patto di non concorrenza

violazione patto di non concorrenza

Come comportarsi in caso di violazione del patto di non concorrenza

Per un’azienda, avere una forza lavoro che sia dedita alla professione, onesta e professionale è molto importante. Le risorse umane sono un punto focale per tutte le imprese, che dovrebbero sempre poter contare su un patrimonio di lavoratori fedeli e diligenti. Tuttavia, come sappiamo, non sempre ciò avviene.

Ci sono invece delle ipotesi nelle quali non si può fare affidamento sui lavoratori, ad esempio perché si sospetta che alcuni di essi stiano portando avanti delle pratiche dannose per la propria attività commerciale, come ad esempio un doppio lavoro in conflitto con l’azienda, pratiche di assenteismo dipendenti o spionaggio industriale.

Se si hanno sospetti di questo tipo e qualche elemento concreto che possa rafforzare questi dubbi, allora è meglio non perdere tempo ed assicurarsi che il patrimonio aziendale sia al sicuro rispetto alla condotta di dipendenti infedeli. L’investigazione per aziende è lo strumento perfetto per poter affrontare il dubbio o il sospetto concreto che un dipendente si stia comportando in maniera disonesta.

Infatti per poter venire a capo di situazioni simili, che sono sempre contrassegnate da una certa delicatezza, è bene fare riferimento a coloro che per professione si occupano appunto di impostare e gestire investigazioni aziendali di diverso tipo al servizio di imprenditori e datori di lavoro.

Questo può avvenire ad esempio nel caso in cui si abbia il concreto dubbio che uno dei lavoratori stia violando il fondamentale patto di non concorrenza che lega il dipendente all’azienda.

Cos’è il patto di non concorrenza 

Il patto di non concorrenza è una disposizione fondamentale che regola il rapporto di lavoro dipendente, e che è incastonata nell’art. 2015 del codice civile. Questo patto impone al dipendente di non cominciare nessuna attività lavorativa che sia in concorrenza, e quindi contraria agli interessi del datore di lavoro, una volta terminato il rapporto.

Con uno strumento di questo tipo, il datore di lavoro ha la possibilità di tutelarsi rispetto all’utilizzo del know-how e delle tecnologie aziendali – con le quali il lavoratore viene necessariamente a contatto durante il rapporto di lavoro – in maniera impropria, ad esempio a vantaggio della concorrenza, una volta concluso il contratto.

Capita anzi spesso, purtroppo, che le aziende concorrenti nutrano una certa sollecitudine nell’assunzione di ex dipendenti di una loro concorrente, sperando così di poter acquisire da questa risorsa strategie e tecniche che essa ha utilizzato nel corso del suo precedente rapporto di lavoro.

Ogni azienda dovrebbe quindi conoscere i modi attraverso i quali poter difendere il know-how aziendale e tutti quei processi che la rendono competitiva sul mercato e che le permettono di eccellere.

Tutelare il know-how aziendale 

Per un’azienda, il know-how aziendale, il complesso delle strategie e delle tecnologie che sono utilizzate per la direzione dell’impresa e del business sono di fondamentale importanza e costituiscono un complesso di informazioni e procedure dal carattere strettamente riservato.

Una loro violazione o utilizzo da parte della concorrenza, a causa della violazione del patto da parte di ex dipendenti (ma anche ex soci ed ex collaboratori) può essere un grave danno per un’impresa, e può far perdere all’azienda il suo primato economico e danneggiarla economicamente e dal punto di vista strategico.

Per questo motivo è importante sapersi difendere rispetto alle violazioni del patto di non concorrenza da parte dei dipendenti, e per farlo bisogna raccogliere tutte le prove necessarie per poter far valere i propri diritti anche in sede giudiziale.

È importante considerare che, se un imprenditore nutre il sospetto che uno o più dipendenti abbiano violato il patto di non concorrenza, grava su di esso l’onere della prova in giudizio.

Per questo motivo è fondamentale rivolgersi ad un’agenzia investigativa esperta per poter raccogliere elementi di prova di questa violazione, che poi potranno essere utilizzate in un eventuale giudizio promosso dal datore di lavoro richiedendo anche il risarcimento dei danni per la violazione del patto di non concorrenza.

La finalità delle indagini svolte dall’agenzia investigativa, quindi, è sia quella di confermare il sospetto del datore di lavoro, sia quella di poter raccogliere legalmente delle prove che possano essere usate in un giudizio per il risarcimento del danno.

Investigazioni nel rispetto della legge 

Molti datori di lavoro, anche quando nutrono dei concreti dubbi sulla liceità della condotta dei loro dipendenti, temono che impostare delle investigazioni su di essi possa in qualche modo violare la legge.

Rivolgersi ad un’agenzia professionale che si occupa di investigazioni e due diligence su dipendenti è la soluzione ideale per poter tutelare i diritti dell’imprenditore o datore di lavoro alla tutela del know-how della sua impresa, restando perfettamente all’interno dei confini della legge che tutela i diritti del lavoratore.

Se è vero che la normativa infatti è stringente per quanto riguarda i diritti del lavoratore e la tutela della sua privacy, è anche vero che esse si devono contemperare con l’interesse del datore di lavoro al rispetto della fedeltà dovuta all’azienda e della tutela del patrimonio aziendale, in caso di violazione del patto di non concorrenza.

Un servizio professionale di investigazioni lavorative è perfetto per poter svolgere tutte le indagini che sono necessarie per tutelare la propria azienda, il know-how aziendale oppure l’interesse del datore di lavoro, sempre rispettando la legge ed acquisendo eventuali prove che potranno anche essere utilizzate, laddove dovesse esserci un processo.

Il ruolo dell’investigatore privato, in caso di sospetta violazione del patto di non concorrenza, consiste nello svolgimento di tutte quelle indagini che sono necessarie per poter effettivamente verificare che l’ex collaboratore stia utilizzando le conoscenze apprese per favorire una concorrente, danneggiando l’ex datore di lavoro in violazione del patto sottoscritto.

L’investigatore privato agisce con professionalità e discrezione, utilizzando tutti i mezzi legali a disposizione, per produrre un rapporto dettagliato dove indica se il sospetto dell’imprenditore sia o meno fondato e quali sono le prove a supporto del suo sospetto, da poter utilizzare in un eventuale giudizio per il risarcimento dei danni contro il dipendente.

Ottenere prove è l’aspetto più delicato, ma anche più fondamentale, di tutto il processo. Ecco perché rivolgersi ad un’agenzia di investigazioni di comprovata professionalità e con una lunga esperienza nel settore può aiutare a tutelare la propria azienda dall’infedeltà dell’ex collaboratore, ottenendo il giusto risarcimento laddove sia stato violato il patto di non concorrenza.

Quale agenzia investigativa scegliere?

Come già ampiamente spiegato in questo articolo, per svolgere un lavoro delicato come quello riguardante il controllo dei propri dipendenti, è di estrema importanza rivolgersi ad agenzia con una comprovata esperienza e Know How specifico.

Questo per il semplice fatto che un errore potrebbe mandare in fumo il lavoro di giorni e comprometterlo per sempre dal momento che il soggetto controllato in futuro sarà molto più accorto e si muoverà con alle spalle l’esperienza vissuta.

Non solo, un errore grossolano potrebbe portare a subire una denuncia da parte del dipendente, magari perché il poco esperto investigatore ha infranto la legge solo per spingersi troppo oltre ed ottenere quello che fino a quel momento non era riuscito ad avere, una prova inconfutabile.

Per questo motivo ci sentiamo di consigliare, anche per esperienze personali, una delle  storiche agenzie investigative italiane, che opera sin da 1956, ed è stata tra le prime a svolgere indagini penali oltre che a lavorare per conto delle compagnie assicurative.

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Di seguito trovate le indicazione per usufruire di questa possibilità.

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